06 08 2018 - Fidesetratio

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2018 > LETTERE DEI LETTORI DAL 2018
Monsignore, buongiorno.
Da "La NBQ" leggo, a proposito della cangiamento intervenuto all'art. n.2267 del CCC: “sistemi di detenzione più efficaci che assicurano la doverosa difesa dei cittadini”. Questa una delle motivazioni addotte a sostegno della mutazione. Di quali sistemi di detenzione efficaci vanno blaterando?
La szalàmitaktika  è all'opera in Vaticano. Francesco, il picconatore, non so ignaro o mentore di una plètora di acattolici huligani, indefesso prosegue la luteranizzazione della Chiesa.
«L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani».
Traggo da  I Maledetti, di Andrea Colombo:
«A questo punto, argomenta Evola, non c'è più nulla da salvare in un mondo imborghesito, incapace di spinte spirituali autentiche, corroso dal verbo progressista e dalle mire del boom economico [corsivo mio]. Per propiziare la rinascita di una società tradizionale, non resta allora che facilitare ed incoraggiare tutti i processi di dissoluzione e autodistruzione dell'Occidente, rimanendo «differenziati», apparentemente solidali ad ogni forma di sovversione, ma in realtà eroi distaccati che attendono, dopo la distruzione, il sorgere del sole della "Tradizione" [maiuscolo mio].»
Un ritorno alle catacombe?
Tralascio il prosieguo e mi dissocio, ovviamente, da quel«facilitare ed incoraggiare» e mi chiedo, e Le chiedo, se sia da considerare e praticabile la tesi formulata da Rod Dreher nel suo L'opzione Benedetto. Come non spaesarsi ed affliggersi rileggendo quanto Charles Péguy scriveva :
«Abbiamo perso su tutti i fronti, le rapide e inarrestabili correnti del secolarismo hanno sbaragliato le nostre deboli barriere. L’ostile nichilismo laico ha conquistato popolarità nel nostro governo centrale, e la cultura si è rivoltata contro le tradizioni cristiane. Ci diciamo che questi sviluppi sono stati imposti da un’élite liberal, perché troviamo intollerabile la verità. Il popolo americano, attivamente o passivamente, approva».
Cordialmente.
Giuseppe

Risponde Antonio Livi:
Lei mi dice: “Come non spaesarsi ed affliggersi?”. Io Le rispondo dicendo che certamente talvolta non si può fare a meno di affliggersi, senza però sentirsi mai “spaesati”, perché ciascuno di  noi, se vuole davvero essere fedele  a Cristo, rimane nella sua Chiesa, che non si riduce a una comunità visibile indistinta (il campo dove il grano, per il momento, cresce insieme alla zizzania) ma è una realtà invisibile fatta di rapporti di grazia santificante (il Corpo mistico di Cristo), e noi sappiamo che Cristo stesso ci ha garantito di poter sempre «camminare nella verità» se solo crediamo alla sua Parola e rinnoviamo incessantemente in noi l’innocenza battesimale.
Aggiungo delle considerazioni che aiutano a capire perché non dobbiamo sentirci “spaesati”. Finché siamo in questo mondo ne vediamo di tutti i colori, ma sono cose che passano («transit figura huius mundi»). Da un punto di vista sociologico (di sociologia della religione con particolare riguardo al cattolicesimo), ci sono oggi delle tristi evidenze, che però vanno valutate con criterio teologico. Mi spiego per punti.

1) Vediamo il processo globale di secolarizzazione della società, legato alla globalizzazione economico-finanziaria, che mira a persuadere le masse della necessità di occuparsi solo dei propri bisogni materiali, affidandosi alle forze politiche che sembrano garantire i diritti individuali e il massimo di libertà dalle leggi morali, unitamente al massimo di consumi di beni, sia necessari che superflui. Per assicurare le masse sulla possibilità di realizzare queste promesse di “felicità” per tutti e subito, i promotori della secolarizzazione in Occidente combattono ideologicamente la nozione di diritto naturale, i valori sociali della tradizione cristiana occidentale (Dio, Patria, famiglia)  e soprattutto i primato dei valori escatologici da sempre custoditi dalla religione cattolica, quella ancora fedele alla missione apostolica di annunciare  il Vangelo della salvezza e la speranza della vita eterna. All’interno di questa polemica ideologica non mancano i richiami alla tradizionale lotta della Massoneria contro la Chiesa cattolica in nome degli ideali illuministici della Rivoluzione francese, così come non mancano i richiami alla denuncia marxista della religione come «oppio dei popoli». Esponente di spicco di questa strategia è l’ungherese Soros.

2) Constatiamo una terribile crisi di fede del popolo cristiano in molti Paesi dell’Occidente, dove le vocazioni sacerdotali e religiose sono crollate (quasi del 50% in media), come è crollata la frequenza dei sacramenti (battesimi, matrimoni, partecipazione alla santa Messa), e la massa dei fedeli è stata profondamente sconcertata e disorientata dalla nuova pastorale politicizzata portata avanti da una gerarchia ecclesiastica ormai del tutto subordinata alla politica globalista, per la quale ha dovuto accantonare le verità garantite dai dogmi e dai principi morali già definiti dal Magistero, imponendo nella Chiesa una prassi riformista o rivoluzionaria la cui pseudo-giustificazione dottrinale è costituita dalle false ragioni della “teologia politica” (ideata dal tedesco Johan Baptist Metz, discepolo di Karl Rahner,  che ha poi ispirato le ideologie sudamericane della “teología de la liberación” e della “teología del pleblo”). Lo sconcerto causato nei fedeli da questa prassi irrazionale (quindi anti-dogmatica e anti-tradizionale) è descritto nel libro di Danilo Quinto, Disorientamento pastorale, che si avvale di una  mia lunga Introduzione teologica (Leonardo da Vinci, roma 2016).

3.0 Di fronte a questa situazione – che risulta evidente a chi si pone nell’ottica della sociologia religiosa, basata su rilevamenti statistici ed eventi massmediatici – molti cattolici, sia laici che ecclesiastici, sia singolarmente che in gruppo, hanno reagito con lodevole generosità e senso di responsabilità apostolica per provvedere a opporre un argine alla dissoluzione del cattolicesimo. Le iniziative messe in atto sono tante e molto diverse (manifestazioni pubbliche, informazioni giornalistiche, conferenze dottrinali, pubblicazioni di ricerche storico-teologiche) ma tutte hanno il loro limite costitutivo nel fatto che partono dai dati della sociologia religiosa – e quindi dai fenomeni rilevabili nei comportamenti delle strutture pubbliche della Chiesa, nelle reazioni delle masse e nel giudizio che su tali fenomeni esprimono i mass media – ragione per cui la “crisi della Chiesa” da essi denunciata e contro la quale intendono combattere è, da una parte, un vero dramma teologico e pastorale, che merita la sofferenza di chi ama  la Chiesa, ma dall’altra parte  non è un dramma che riguardi la Chiesa tutta intera: non è vero, cioè, che la crisi  minacci la Chiesa di Cristo in ogni suo aspetto, perché sono in pericolo solo alcuni aspetti particolari, che poi risultano non essere quegli che ne costituiscono l’essenza.
3.1 Ad esempio, quanto alla dottrina, le quotidiane esternazioni del Papa e taluni suoi pronunciamenti sotto forma di exhortatio apostolica postsinodalis non costituiscono formalmente insegnamenti dogmatici difformi da ciò che la Chiesa ha già definito, né sono propriamente parlando, vero e proprio Magistero ordinario e universale (come diceva il cardinale  Burke a proposito della Amoris laetitia), ma sono atti della funzione pastorale. Tali atti sono dettati da criteri “prudenziali”, ossia da valutazioni soggettive sulla necessità o sull’opportunità di taluni provvedimenti disciplinari o di taluni orientamenti della prassi ecclesiastica. I fedeli possono legittimamente ritenere tali atti non opportuni, non prudenti, non utili alla Chiesa, anzi dannosi: ma i loro giudizio negativo resta sempre un giudizio soggettivo, opinabile, tanto o più di quanto non lo sia il giudizio di chi tali atti ha eseguito. Ecco allora che l’allarme per l’ortodossia in riferimento a queste exhortationes apostolicae può essere giustificato da solide ragioni teologiche ma resta una preoccupazione molto limitata quanto al merito della questione, che è di natura pragmatica. Non si può esagerare nell’allarme dottrinale fino a ritenere che il Papa sia incorso in eresia, o fino a far credere ai fedeli che la Chiesa li abbia lasciati senza n più una verità dogmatica e morale determinata e immutabile cui fare riferimento.
3.2 Un altro esempio. Le statistiche sul calo drammatico delle vocazioni sacerdotali e religiose, cui si aggiungono le statistiche ancor più tristi delle defezioni (fughe, abbandoni, riduzioni allo stato laicale, dispense), mostrano un trend indubbiamente allarmante ma che riguarda negativamente solo le regioni cattoliche dell’Europa occidentale  e degli Stati Uniti, mentre nelle nazioni dell’Africa  e dell’Estremo Oriente le statistiche mostrano nello stesso periodo di tempo un trend oltremodo positivo. Cosa che si ripete quando le statistiche mostrano l’andamento  numerico dei battesimi, delle prime comunioni e cresime, dei matrimoni, della partecipazione alla santa Messa la domenica e nei altri giorni  festivi. Ma poi ci sono altri rilevamenti di sociologia religiosa che mostrano come molti fedeli che ora abbandonano la pratica dei sacramenti prima li frequentavano non perché fossero convinti del loro valore soprannaturale ma solo per consuetudine famigliare e sociale.

4.0 perdendo di vista, inevitabilmente, il fine soprannaturale della Chiesa di Cristo e la sua realizzazione ; questo fine, infatti, altro non è se non la “salus animarum”, ossia a promozione della fede nella verità rivelata da Cristo e della fedeltà alla legge di Cristo da parte dei singoli. L’esito positivo o negativo della pastorale, quale che sia la forma che essa assume nelle diverse circostanze di tempo e di luogo, è celato nell’intimo della coscienza individuale, nelle libere scelte che ciascun battezzato compie, momento per momento, pro o contro Cristo. Nella vita privata di ciascuno – anche negli atti o nelle omissioni che nessun rilevamento sociologico può registrare – si gioca la salvezza della sua anima, come dell’anima di tutti gli altri uomini  di ieri, di oggi e di domani per i quali Dio ha mandato a noi il suo Figlio, Gesù Cristo, il Cristo Redentore del mondo.  L’efficacia del sacrificio della Croce, che «è per molti», è garantita dalla grazia di Cristo, il quale  opera invisibilmente per mezzo del suo santo Spirito nell’anima dei battezzati, e opera visibilmente, anche dopo l’Ascensione al Cielo, per mezzo degli Apostoli ai quali ha affidato il compito di agire nel suo Nome come Maestro, Re e Sacerdote.  La grazia e l’autorità divina del papa e dei vescovi a lui uniti garantiscono l’indefettibilità della Chiesa di Cristo, ragione per cui nessuna crisi pubblicamente rilevabile deve far pensare che Dio lasci qualcuno, senza sua colpa, privo della possibilità di conoscere la dottrina della fede (perché i documenti del dogma infallibilmente enunciato dal Magistero sono sempre reperibili), privo della possibilità di di adorate Gesù nel Sacramento dell’Altare, privo della possibilità di di ricevere l’assoluzione sacramenta nella Confessione. I difetti e i vizi del clero, come  anche la cattiva pastorale della Gerarchia, sono certamente motivi di allarme, ma si deve sempre sapere che, come ricordava Benedetto XVI, «la Chiesa è di Cristo», e Cristo fa sì che l’infedeltà personale dei suoi ministri non arrivi mai a sbarrare la strada a chi sinceramente cerca l’unione con Cristo con la fede nella sua Parola, con l’obbedienza ai suoi comandamenti e con il ricorso alla sua grazia, che in via ordinaria è offerta a tutti con i sacramenti.


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