Cavalcoli Luglio 2018 - Fidesetratio

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Carissimo Monsignore,
  ho letto con molto interesse l’intervista che Ella ha rilasciato sull’attuale situazione della Chiesa e della teologia, nonché la condotta del Papa e la persecuzione alla quale Lei è soggetto.

  Intendo esprimerLe il mio sostanziale accordo con le sue analisi e valutazioni, e la solidarietà e vicinanza per quanto Lei soffre per la verità del Vangelo e per amore della Chiesa, auspicando che le sue buone ragioni vengano riconosciute e si ponga rimedio ai gravi mali che stanno affliggendo la Chiesa e la cultura cattolica.

  La sua sofferenza è quella della Chiesa stessa, oggi mal guidata e sviata da un Papa faccendiere, che antepone la sua affermazione personale e la ricerca del consenso all’annuncio integrale del Vangelo ed alla cura zelante del bene e dell’unità della Chiesa.
  Questo atteggiamento opportunistico e furbesco di Papa Francesco lo porta a concedere ai modernisti un potere agli alti vertici mai finora da essi raggiunto, ma egli stesso viene da essi circonvenuto, sicchè il Papa, invece di reprimere le eresie, le tollera e lascia che si diffondano con immenso danno per la Chiesa, ostacolando l’opera di quei pochi coraggiosi come Lei, che intendono difendere la verità e la dignità del papato, umiliato da un Papa sprovveduto, mondano e incapace.

  Per quanto riguarda i modernisti, ritengo che facciano più danno i rahneriani che i kasperiani. Sono d’accordo comunque nel considerare Kasper un eretico. L’ho denunciato in tal senso sin dal mio trattato di cristologia Il mistero della Redenzione (Ed.ESD, Bologna 2004) e da allora, nelle mie pubblicazioni, non ho cessato di denunciare il pericolo, fino al mio recentissimo saggio sulla sua gnoseologia teologica, pubblicato su isoladipatmos.
  Certo è incredibile come questo furfante e volpone sia riuscito sempre non solo a farla franca, ma ottenere per moti anni alte cariche sotto i pontificati dei pur degnissimi S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e fino ad oggi. Ma con questo Papa la cosa si capisce meglio.

  Ma ciò significa solo che il Kasper gode di fortissimi appoggi sia da parte dei luterani tedeschi, che della massoneria, e ci dice in quale stato pietoso di soggezione alle potenze del mondo si sia ridotta la Chiesa, nonostante sia stata guidata da Santi Pontefici fino a presente Pontefice, che invece, per la sua  mancanza di giudizio, è lo zimbello dei modernisti.

  Quanto al confronto fra kasperismo e rahnerismo, si deve dire che il kasperismo corrompe la gnoseologia, la cristologia, l’ecumenismo, l’ecclesiologia e la morale. Il rahnerismo corrompe questi valori in modo ancor più radicale e sudbolo,  e costituisce una falsificazione generale di marca hegeliana dell’intero cristianesimo. Anche il fatto che Rahner non sia stato mai condannato rimarrà alla storia una macchia del pontificato degli ultimi sessant’anni. Se il fenomeno non cessa, dovranno provvedere i prossimi Pontefici.

  L’intento di recepire e sviluppare le dottrine del Concilio e di applicare e portare avanti le sue riforme è buono e giusto. Ma, come Lei sa bene, la gravissima questione che si trascina da cinquant’anni, è quella della retta interpretazione di quelle dottrine, che sono state mal interprete dai modernisti ad usum delphini.

  Essi infatti,  con diabolica astuzia e straordinaria ostinazione, hanno fatto credere a molti che la loro interpretazione rispecchiasse le dottrine del Concilio, mentre ne è una contraffazione. Male dunque fanno i lefevriani a considerare moderniste le dottrine del Concilio, e ad estendere l’accusa al magistero dei Papi del postconcilio.

  Diverso è il caso delle direttive pastorali del Concilio, le quali, nel corso di questi cinquant’anni, hanno mostrato vieppiù, per quanto riguarda la condotta da tenere nei confronti del mondo, dei gravi difetti, ossia un ingenuo buonismo ed un eccessivo ottimismo.

  Papa Francesco, invece di correggere questi difetti, li ha accentuati, introducendo nella Chiesa quell’ipocrita misericordismo – vedi tutta la retorica dell’immigrazionismo -, che ormai tutti conosciamo, del quale, però, i modernisti, gli adulatori del Papa e i mascalzoni se ne approfittano.
  Nel corso di questi cinquant’anni è inoltre è emersa chiaramente la distinzione fra progressisti e modernisti. Infatti costoro hanno sempre celato le loro trame sovversive sotto il nome onorevole del progresso. E’ vero che il Concilio ha promosso un progresso nella Chiesa. Ma la loro polemica contro la tradizione e la conservazione del deposito della fede li ha smascherati nel loro modernismo.

  E’ apparso allora che il vero scontro nella Chiesa non è semplicisticamente tra progressisti e conservatori, secondo l’impostazione del ’68, ma tra l’unione dei conservatori e progressisti da una parte, costituenti la vera Chiesa, e i lefevriani e modernisti dall’altra, costituenti due  false Chiese, «l’una contro l’altra armata».
  Infatti la vera Chiesa si fonda sulla reciprocità fra conservazione e progresso, stabilità e avanzamento, tradizione e rinnovamento, fedeltà e svecchiamento. Papa Francesco invece è ancora fermo allo schema superato, unilaterale, e ingannevole del ’68 e quindi non distingue tra il vero progresso cattolico e conciliare e il falso progresso modernista e massonico; nonchè tra il sano tradizionalismo cattolico e il falso tradizionalismo lefevriano. Dobbiamo aiutarlo a fare questa distinzione.

  Quanto al fatto che l’elezione di Francesco sia stata orchestrata dai cardinali modernisti – per esempio i kasperiani, i rahneriani e i martiniani -, forse sotto la pressione della massoneria, è senz’altro plausibile. Ma io non insisterei su questo fatto.

Prendiamo invece atto che Francesco è il Papa legittimo e adoperiamoci piuttosto ad aiutarlo a compiere bene il suo ministero, con appelli insistenti, mirati e rispettosi, fornendogli proposte concrete, tali da suggergli occasioni e vie di ravvedimento e da stimolarlo a fare il suo dovere di Successore di Pietro, a governare la Chiesa con imparzialità, ad adoperarsi per risolvere i conflitti interni, ad essere zelante nella custodia della sana dottrina,  a circondarsi non di adulatori ed impostori, ma di collaboratori leali, dotti e coraggiosi; a badare ad annunciare il Vangelo integralmente, più che al successo personale; a temere Dio più che gli uomini; a cercare la gloria che viene da Dio e non quella del mondo.
        Con la mia più viva cordialità
P. Giovanni

Varazze, 4 luglio 2018

   

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